La solitudine degli influencer |
Dalle altre mie passate interpretazioni di Cacciari, ad esempio Dati verità e tempo oppure Chiedere la gestione e distribuzione dei dati, datate ormai 2020 rimane però emblematico Paesaggi Aperti datato addirittura fine 2017. Non provate il link a paesaggipaerti.org perché il dominio non è stato rinnovato ma è una storia molto divertente.
Avete presente quando c’è un problema e si cerca di risolverlo? Ecco, il problema allora era: dove mettiamo i dati paesaggistici e bioeconomici avendo un’infrastruttura a basso costo e il più integrata possibile?. Dopo circa una settimana di ricerche, del resto eravamo al CNR, abbiamo individuato in Gitea e Zenodo il mix perfetto:
Una bomba! Cosa facciamo quindi: lo presentiamo al GARR a novembre 2017. Andai io a presentare il progetto, costo totale meno di 5000€ che comprendeva:
Al GARR praticamente venni trattato come il bimbo che mostra la casetta fatta con i Lego. Era il 2017. Assieme a me c’erano altri ricercatori che presentavano progetti dal costo di oltre 100.000€ che poi alla fine servivano a coprire assegni di ricerca, per i quali non era previsto alcun modello di gestione dopo i fondi di lancio. Altra cosa divertente: altri ricercatori andarono a chiedere al CNR di usare un servizio privato per ottenere DOI, sbagliando il tipo di DOI, scegliendo quello che copriva solo le pubblicazioni e non i dataset. Pensare che la CRUI (che ritengo essere la vera Tana delle Tigri), da l’uso gratuito e illimitato di DOI per università e centri di ricerca.
Dopo le varie disavventure, mantenemmo assieme ai ricercatori coinvolti per un anno il dominio attivo e l’infrastruttura e successe una cosa strana. Altri loro colleghi, che avevano necessità di depositare i dati iniziarono a chiedere in maniera carbonara di usare il sistema di paesaggiaperti, ma di fatto il progetto morì sul nascere tra indifferenza e sospetti: questi vogliono condividere i dati!!. Ad oggi mi pare che lo usino ancora usando l’IP interno, ma di fatto ha privato per oltre 4 anni il CNR di un metodo e uno strumento che oltre ad avere in casa era (ed è) facilissimo da mantenere con costi ridicoli (siamo sull’ordine di poche centinaia di euro). Io immagino i vari ricercatori che, non sapendo dell’esistenza di paesaggiaperti e Gitea, tirano giù bestemmie ogni giorno per sapere dove mettere i dati e ottenere dei DOI, senza compilare moduli di richiesta.
Potrebbe sembrare uno dei tanti post passivo-aggressivo, in cui il genio incompreso di turno urla contro il mondo che non lo capisce. Per fortuna, a differenza di Cacciari, la mia vanità viene sistematicamente bastonata da mia figlia e mia moglie oltre agli amici che giustamente mi vedono per quello che sono il solito cazzone (ovviamente non riferito a mie doti priapesche). Quello che mi fa ridere è che quando l’amico ricercatore mi ha raccontato di questo articolo, mi è venuto in mente il Professore di Un sacco bello: questo di paesaggiaperti è diventato
un episodio che amo ricordare. Era l’inverno del 2017, che peraltro fu un invero rigidissimo, e alcuni ricercatori del CNR non sopportando un sistema a basso costo per condividere i dati con DOI uscirono dall’ufficio sbattendo la porta. Io allora li raggiunsi, li fissai negli occhi e dissi loro “da domani per gestirete i dati sarà come andare in giro senza scarpe, a piedi nudi”. La sera stessa trovai nella mia casella una mail. Sapete cosa c’era scritto? ‘A STRONZO PUNTO ESCLAMATIVO!
PS: per chi non avesse confidenza con la bibliografia completa di Germano Mosconi, uomo di grande classe (ma per davvero!) e ottimo giornalista