La bacchetta magica

Luca Sofri analizza la questione delle nostre teste. Quando accettiamo la complessità? Quanto siamo disposti a interrogare la realtà senza il cuscino dei pregiudizi?

Sia Sofri che Piero Dominici osservano che la relazione tra complessità e società è direttamente proporzionale: più aumenta la disponibilità alle cose complesse, più aumenta l’adattamento sociale.

È un esercizio di adattamento e agilità accettare che il mare non è solo blu e che miti/narrazioni e certi narratori/guru/super esperti con “soluzioni semplici” lasciano il tempo che trovano.

Con COVID-19 la trasformazione ci è stata imposta. Interi settori produttivi sono stati spazzati via. Altri devono fare i conti con il trasferimento delle relazioni e delle prestazioni sul digitale.

Il basta che è ancora molto tentatore, per tutti quelli che sono disperati di fronte al crollo delle soluzioni e delle conoscenze che ritenevano ancora valide. Deridere queste persone è criminale. Come lo è stato vendere a loro illusioni “si fa tutto con i social”, “ti basta una app”.

Non è tempo di rivalsa per chi è stato deriso perché studiava mentre gli altri si formavano ai buffet dei convegni. Non è tempo del “paghi tutto e subito”, perché tutti abbiamo limiti da superare. Ora non è tempo di smart working perché prima si era stupidi. Non ci sono contrapposizioni.

La complessità non ha divisioni nette. Ha sfumature. Il primo passo è respingere ogni divisione in bande contrapposte. Quando smetteremo di essere tifosi e diventeremo sportivi. Quando non vorremo la bacchetta magica. Quando accetteremo la fatica e l’attesa.

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