M9, Tre Oci e bisogni

È dibattito a Venezia sui problemi finanziari di M9. Il Sindaco Brugnaro ha fatto un tweet con cui si appella alla Fondazione Venezia per la Casa dei Tre Oci

Non è svendendo il patrimonio che si sistemano i bilanci, ma riorganizzando ed efficientando […]

Politici, consulenti e cittadini sono intervenuti, ma M9 e Tre Oci sono attività e proprietà private, quindi non trovo particolarmente rilevante dire, a chi ci mette denaro, cosa deve fare. Mi interessa invece analizzare una serie di passaggi che mi hanno visto “sfiorare” professionalmente M9.

2013 WikiVEZ

Ero ancora dipendente comunale quando, con una certa follia, il dirigente alle biblioteche Michele Casarin mi chiese di progettare qualcosa per la biblioteca. Io progettai WikiVEZ e si realizzò grazie agli sforzi di Barbara Vanin. Fu uno dei primi progetti, se non il primo, in Italia che integrava fondi di storia locale con voci locali in Wikipedia. Il progetto durò un paio d’anni, accolse stagisti e ne parlai a Torino, Bologna, Firenze, Roma. Mai a Venezia, dove veniva vista come una cosa stramba. Feci un paio di lezioni in Querini Stampalia, nel 2015, per il progetto WikiManuzio - per 500 anni dalla morte di Manuzio - ma si notò un generale disinteresse, tanto che le Aldine digitalizzate le trovammo più facilmente su siti di università e biblioteche estere. Allora con Casarin si provò a proporre - senza nessuna richiesta economica - le attività di information literacy di WikiVEZ a M9, all’epoca ancora in costruzione. Polymnia, oggi M9 District, stava stringendo accordi per uso e accesso di molti archivi, quindi per noi di VEZ sembrava una sinergia perfetta. Niente.

2016 Acquisizione archivi

Nel 2016 facevo progetti di data management per il MiBACT. M9 trattava per poter avere accesso ai dati e archivi. Dalle varie interlocuzioni si capiva che non avevano nessun tipo di competenza su policy e licenze di d’uso dati, e che le proposte di servizi digitali sugli archivi erano molto limitate, se non assenti. Venni indicato dal MiBACT per un eventuale aiuto. Niente.

2018 Minecraft

Nel 2018, ero data management e membro del comitato organizzatore del Padiglione Venezia alla Biennale di Architettura. Luca Battistella, giustamente, cercava un modo per coinvolgere M9, dal momento che il tema cardine era l’architettura della conoscenza. Gratuitamente scrissi un progetto per usare Minecraft e trasporre pezzi di Venezia e Mestre e dello stesso M9 su mondi Minecraft. Proposi accordi con Microsoft i lavori prodotti sono due, ma della mia idea iniziale non è rimasto nulla. Immaginavo la creazione di mondi Minecraft che venivano poi distribuiti e usati da chiunque e che, con accordi di digitalizzazione con Microsoft, ricreavano in Minecraft le mostre dello spazio espositivo di M9 e Tre Oci, creando una continuità che fisicamente non c’è. Niente.

2020 … e ora?

Nel 2020 leggo di eventuali vendite immobiliari per ripianare i conti che sono poco ottimistici. Il problema parte da lontano e già nel 2019 si diceva che

Tre milioni e 800 mila euro di perdite per il museo M9 nel 2019 e circa 2,5 milioni per il distretto commerciale. Una previsione di disavanzo di 6,3 milioni che nel 2020 dovrebbero scendere a 5 milioni (1,9 milioni per il distretto e 3,2 milioni per il museo)

Guido Guerzoni, project manager di Fondazione Venezia per l’M9 dal 2007 al 2018, in un’intervista del 8 maggio 2020 sostiene che

Portare il museo fuori dai propri confini fisici, puntare sui depositi e sulle collezioni permanenti (il cui concetto andrebbe completamente ripensato) potrebbe essere il primo step per sedurre anche un pubblico di comunità, visto che, almeno per alcuni mesi, bisognerà rinunciare al turismo internazionale.

M9 e gli altri

Sulle seduzioni evocate da Guerzoni, ne ho scritto dal 2013 fino alla noia e recentemente in Heritage in lockdown e in Servizi web per dati dei beni culturali. Se osservo lo stato degli archivi a Venezia e dei servizi che generano è deprimente. Si fa presto a dire non vendete i Tre Oci, ma i conti si dovranno pur pagare. La situazione di M9 non è così distante da quella dei Musei Civici, o da qualsiasi altro museo, biblioteca o archivio di Venezia e d’Italia. Come si mantengono? A che bisogni rispondono? Parlare di “bisogno di cultura” non vuol dire nulla e serve solo a dare un tono ad appelli e a consulenze proposte sottobanco.

Bisogno di conoscenza (?)

Il bisogno che assolvono M9, Musei Civici e qualsiasi archivio è bisogno di conoscenza, la base di tutta l’economia che esiste ora. Le varie OTT, Google, Amazon, Microsoft, Apple, Facebook, hanno investito negli anni passati cifre inimmaginabili su ricerca e modelli di sviluppo e business, che ora gli permettono di staccare utili notevoli. Pinault e Prada hanno investito a Venezia trattando gli asset culturali come asset finanziari, mentre altrove abbiamo archivi parzialmente digitalizzati, i cui servizi non pagano nemmeno il personale amministrativo. La Fondazione Pellicani che ha Archivi della politica e dell’impresa del ‘900 veneziano, ha buttato questo patrimonio in quell’orrore che è l’Album di Venezia. Negli anni ho visto sfilze di obiettivi che proponevano rilanci dell’Album con fantomatici aumenti di vendita delle foto (!!), e nel frattempo il tempo scorre e si affannano per i conti che non tornano.

Vendete tutto

I conti, se non si interviene a medio e lungo termine, non tornano mai. Vale per gli amministratori pubblici, per gli imprenditori, per i cittadini, i consulenti vari. Ma i pregiudizi presentano dei saldi salatissimi, soprattutto nell’ambito della conoscenza, perché generare servizi e valore dai dati di opere d’arte e documenti richiede un’armonia tra gestione, conservazione e derivazione.

Alla fine, però, si piange perché si (s)vende. Ma tra “possedere e non farsene nulla” e “vendere realizzando”, qual è il male minore? Il punto resta cosa farsene sia degli asset che dei denari, perché qui a Venezia, e in Italia, non vedo investimenti a medio e lungo termine, ma una continua rincorsa a recuperare le rendite perdute. 💁

#beni culturali #data