Permanente irrilevanza

Agli inizi degli anni 2000 gli umani moltiplicarono le loro vite: quella fisica, quella online e quella informativa. In quella fisica stavano i rapporti con chi era più vicino, la famiglia, i colleghi, i passanti; in quella online stavano gli amici e gli inseguiti e gli inseguitori, categorie interscambiabili che davano l’impressione di una relazione, ma che restava uno sguardo di video, post e altre cose da uno schermo. Nel resto del tempo stavano le notizie, che non sempre coincidevano con i fatti, ma che erano trasportate dalle categorie online per rafforzare le schiere di inseguiti e inseguitori. In ognuna di queste realtà c’era una costante: il bisogno. Gli umani, come in ogni epoca, avevano il bisogno di darsi una posizione nella comunità. Agli inizi degli anni 2000 la comunità era distribuita nelle tre vite, la fisica, l’online e l’informativa, rendendo difficile agli umani trovare un momento di riposo. Gli umani, tornati allo stato di cacciatori-raccoglitori, vivevano l’imbarazzo di stare in luoghi sempre più stanziali e stretti, praticamente la loro stanza e la loro sedia, brancolando tra le varie comunità per trovare una posizione. Dopo molti secoli, possiamo solo immaginare la fatica degli storici che si ritrovano a redigere una storia di quegli anni.

Lo storico dell’inizio degli anni 2100 deve faticare su una costellazione di fonti, di traccie, di documenti distribuiti su server, in larga parte non più leggibili. Ci furono due presidenti degli USA che usavano molto un canale comunicativo chiamato “Twitter”, ormai dimenticato, su cui davano indicazioni, messaggi e linee politiche di cui è difficile mettere in relazione con i fatti. I giornali, nella fase di transizione da carta a online, sono irraggingibili perché quando fallivano i loro server venivano abbandonati. Chi lavorava nell’informazione si dibatteva su quanto la notizia coincidesse con la verità, cercando di ribadire una posizione in ognuna delle tre vite fisiche, online e informative. Gli storici capirono però che i costi di produzione e comunicazione si erano abbassati molto, forse troppo, e quindi chiunque aveva possibilità di lasciare qualche traccia, che però erano un fortissimo rumore di fondo che impediva una relazione tra i fatti, le notizie e le vite stesse.

Chi aveva detenuto le piattaforme, aveva detenuto il potere sia economico che di esistenza stessa degli umani. Se un proprietario di piattaforma avvertiva che un qualsiasi gruppo di umani, se non un singolo umano, poteva mettere a repentaglio la reputazione e la vivibilità della comunità che viveva in quegli spazi online, poteva metterlo al bando. Si era replicata quella condizione che nell’antichità era detta di homo sacer, ovvero quando un umano compiva dei reati talmente gravi da non poter essere nemmeno giudicato, per cui doveva essere espulso dalla comunità e abbandonato a sé stesso. L’orrore di questa condizione, percepita dagli umani, ma mai dichiarata dai proprietari delle piattaforme, condizionava le idee, i comportamenti e addirittura tutte le altre vite, sia fisica che informativa. Gli storici pensavano fosse censura o autocensura, ma trovarono un’altra forma di condizionamento che chiamarono “permanente irrilevanza”.

La permanente irrilevanza si generava da un paradosso che poteva essere osservato anche fisicamente in un qualsiasi luogo. In una stanza si sente un brusio quando un certo numero di umani parla, ma quando uno inizia ad usare un microfono amplificato la voce di un singolo emerge sulle altre e gli umani presenti tendono ad ascoltare; ma quando tutti hanno un microfono, la stanza si gonfia di voci da risultare non solo indistinte come il brusio ma addirittura dolorose alle orecchie. La conseguenza è l’abbandono della stanza. Ogni voce amplificata diventa irrilevante, perché contribuisce al doloroso rumore e non conta più il messaggio, qualora ci fosse, perché è insopportabile l’ascolto, figuriamoci il giudizio. Agli inizi degli anni 2000, gli storici rilevarono che questi amplificatori erano forniti dalle piattaforme, che davano però un servizio ulteriore: il salvataggio di ogni messaggio amplificato. Ogni cosa, veniva promossa, salvata e archiviata. Il potere dei proprietari delle piattaforme non era tanto il possesso delle piattaforme stesse, ma la capacità - rarissima e poco distribuita - di poter analizzare, isolare e elaborare, ogni singola voce apmplificata per vendere ad altri umani dei singoli report. Gli storici però non trovarono molti report perché, essendo conservati nei server delle piattaforme, venivano abbandonati o rilevati quando queste fallivano. Nel 2100, infatti gli storici non avevano nessun archivio pubblico da consultare, perché quelli antichi di proprietà degli stati nazionali erano decaduti per carenza di fondi e di umani capaci di conservare, e gli altri erano oggetto di passaggi di proprietà tra i vari proprietari delle nuove piattaforme.